Biosolutions in Champagne: strumenti al servizio di una viticoltura sostenibile
Incontro con François BENNE, direttore marketing di De Sangosse France
Chi è De Sangosse?
Il gruppo De Sangosse (DSG) è un attore internazionale di riferimento nel settore delle biosoluzioni agricole e leader sul mercato francese. Fondato nel 1926, il gruppo ha avviato la propria espansione internazionale già alla fine degli anni ’80, per poi aprire le prime filiali all’estero a partire dal 1990. Oggi presente in 70 paesi con 1.450 collaboratori, 44 filiali e 28 siti produttivi, il gruppo sviluppa e implementa tecnologie innovative nei settori della protezione e della nutrizione delle colture, del biocontrollo, degli adiuvanti e degli strumenti di supporto decisionale, al servizio di tutti i settori agricoli.
La sua missione è quella di accompagnare la trasformazione dei settori agricoli proponendo soluzioni efficaci che nutrano, stimolino e proteggano le colture, per ottenere risultati positivi a livello economico, ambientale e sociale.
DE SANGOSSE, controllata in maggioranza dai propri dipendenti, è un gruppo indipendente che persegue una visione a lungo termine: promuovere un’agricoltura positiva, sostenibile e moderna, in grado di rispondere alle sfide alimentari, climatiche, sociali e normative a livello mondiale.

Una transizione ormai inevitabile
La viticoltura della Champagne si trova oggi a un punto di svolta. Di fronte alle crescenti esigenze dei consumatori, ai disciplinari delle case produttrici di Champagne e alle esigenze ambientali, le biosoluzioni si stanno progressivamente affermando come strumenti essenziali nell'arsenale dei viticoltori. François BENNE, Direttore Marketing di De Sangosse France, ci spiega perché.
«Le biosoluzioni comprendono un insieme di tecnologie», ricorda subito. Si distinguono principalmente il biocontrollo, che mira a combattere i parassiti — soprattutto malattie e insetti nocivi — e i biostimolanti, più orientati alla salute e alla vitalità della pianta.
L'obiettivo principale di queste soluzioni: ridurre il ricorso ai prodotti chimici convenzionali. «C'è una forte aspettativa da parte della società per un minor uso di prodotti chimici», sottolinea François BENNE. «Le biosoluzioni sono uno degli strumenti che consentono di rispondere a questa richiesta. » Una realtà confermata dai dati: secondo gli ultimi sondaggi disponibili, la metà dei trattamenti effettuati nei vigneti francesi lo scorso anno ha fatto ricorso a prodotti di biocontrollo. Una cifra eloquente che testimonia il progressivo radicamento di queste pratiche.
I vigneti della Champagne: delle difficoltà che si trasformano in opportunità
La Champagne presenta caratteristiche specifiche che rendono la protezione della vite particolarmente impegnativa. Peronospora, oidio, botrite, vermi dell’uva… la pressione dei parassiti è elevata, accentuata da un clima umido che favorisce le malattie fungine. Tuttavia, per François BENNE, queste difficoltà rappresentano soprattutto opportunità di innovazione.
«Il settore vitivinicolo della Champagne è ben strutturato, con una rete di esperti e organizzazioni che facilita l'adozione di nuove soluzioni», spiega. Questa struttura della filiera rappresenta un vantaggio considerevole: non appena una soluzione dimostra la propria efficacia dal punto di vista tecnico, può diffondersi rapidamente.
L'esempio della confusione sessuale contro i vermi del grappolo ne è la perfetta illustrazione. Questo metodo consiste nel diffondere, tramite diffusori installati negli appezzamenti (due o tre per ettaro), sostanze che imitano i feromoni delle femmine delle farfalle parassite. I maschi, incapaci di trovare le femmine, non si accoppiano, il che riduce drasticamente la deposizione delle uova e i danni all'uva. «Si tratta di una tecnologia molto specifica, che non ha alcun effetto sugli altri insetti né sugli impollinatori», precisa François BENNE. «E grazie all'organizzazione dei vigneti della Champagne, questa diffusione è avvenuta molto rapidamente. Oggi, più della metà degli ettari della Champagne utilizza questo metodo di lotta».

Combattere le malattie senza creare resistenze
Di fronte a malattie come il peronospora, l'oidio o la botrite, le soluzioni biologiche offrono un vantaggio spesso sottovalutato: l'assenza di resistenza. A differenza delle sostanze chimiche tradizionali, che possono perdere la loro efficacia di fronte a funghi che hanno sviluppato resistenza, i prodotti di biocontrollo agiscono secondo modalità d'azione diverse che non favoriscono questo fenomeno.
«Con la chimica convenzionale si seguiva un approccio curativo: se c'è un problema, si applica un prodotto. Con le biosoluzioni, invece, si adotta un approccio più sistemico», spiega François BENNE. L'idea è quella di garantire alla pianta le migliori condizioni possibili fin dall'inizio. Ad esempio, il fosfonato di potassio stimola le difese della vite combattendo al contempo la peronospora e consente di adeguare le dosi dei prodotti convenzionali associati.
Questo approccio globale contribuisce a garantire la sostenibilità della lotta nel tempo, assicurando ai viticoltori soluzioni efficaci e disponibili a lungo termine.
Accompagnare il settore nella sua transizione
Cambiare le pratiche a livello di un intero settore non è una cosa che si impone dall'alto. Ciò richiede tempo, un approccio pedagogico e un sostegno sul campo. Da De Sangosse vengono messe in atto diverse iniziative in parallelo.
Innanzitutto, la dimostrazione tecnica: dimostrare concretamente che le soluzioni funzionano, in condizioni reali. L'azienda crea delle «aziende agricole biosoluzioni», ovvero aziende pilota in cui vengono testati percorsi tecnici completi. «Facciamo di tutto per dimostrare che questi approcci sono anche molto redditizi per il viticoltore», sottolinea François BENNE. Perché la sostenibilità economica è un prerequisito imprescindibile: se una biosoluzione non è competitiva in termini di costi, semplicemente non verrà adottata.
In secondo luogo, la formazione e la competenza locale. Squadre specializzate affiancano quotidianamente viticoltori e distributori. Nella regione dello Champagne, un team specializzato di De Sangosse garantisce questo supporto sul territorio.
Anche la dimensione CSR sta assumendo un ruolo sempre più importante. Le grandi case produttrici di Champagne integrano sempre più spesso l’origine e la natura dei prodotti utilizzati nei propri criteri di approvvigionamento. De Sangosse, azienda francese, risponde naturalmente a questa esigenza. «Siamo sempre più sollecitati e penso che ci sia un vero e proprio impegno sincero verso il miglioramento, non solo di facciata», osserva François BENNE. Anche gli istituti bancari stanno iniziando a subordinare alcuni finanziamenti a una maggiore sostenibilità delle pratiche agricole.
Un futuro promettente per le giovani generazioni
Sebbene il settore vitivinicolo stia attraversando un periodo di cambiamenti talvolta destabilizzanti, François BENNE preferisce vederlo come un formidabile campo di possibilità. «Siamo in una fase di transizione verso nuovi modelli, ed è davvero entusiasmante», afferma. «Si stanno affermando nuove pratiche, nuove abitudini di consumo, una ricerca dinamica…»
Digitalizzazione, genetica, nuovi strumenti agronomici, biosoluzioni innovative: gli strumenti a disposizione dei viticoltori di domani sono numerosi. «Per i giovani che stanno entrando nel settore, ci sarà tutto da costruire con approcci nuovi. È davvero un’opportunità promettente per chi è pronto a realizzare questi cambiamenti.»
Un messaggio di speranza e un invito ad abbracciare la transizione piuttosto che subirla.
